Nuove dipendenze – Internet (parte 2)

Nuove dipendenze – Internet (parte 2)

Nuove dipendenze – Internet (parte 2)

LO SHOPPING COMPULSIVO ONLINE

E’ descritto come un impulso irrefrenabile, un bisogno inarrestabile, una tensione costante che può essere alleviata solo comprando.
I “compulsive buyer” descrivono lo shopping, almeno all’inizio, come divertente ed eccitante; con il passare del tempo s’inizierà a provare invece vergogna e sensi di colpa.
E’ il piacere dato dall’acquistare e non tanto dal bisogno di eliminare qualcosa di spiacevole, a portare la persona gradualmente a non poterne fare più a meno.
Ciò’ è ancor di più vero nello shopping compulsivo online, dove basta solo una carta di credito per entrare i tutti i centri commerciali del mondo e frugare in tutte le offerte senza offrirsi necessariamente all’occhio divertito, incuriosito o magari preoccupato dei presenti e senza quindi doversi vergognare.
Il soggetto ammetterà il problema solo quando non riuscirà più a sostenere economicamente il proprio comportamento e non per il tempo speso in rete. Non sono rari i casi di ricorsi a fidi bancari dopo il prosciugamento del proprio conto, con conseguente vergogna e senso di colpa verso i familiari.

IL NUOVO AZZARDO: GAMBLING ON LINE


Disponendo di un PC, di un collegamento ad Internet e di una carta di credito è possibile puntare e scommettere on line stando comodamente seduti a casa propria.
La pericolosità del gabbling si riscontra poiché il giocatore on line, si sente svestito dal pregiudizio sociale negativo, è libero di scommettere 24 ore su 24, incorre ad un uso incontrollato e inopportuno del gioco on line senza essere “disturbato”.
La dimensione del gioco on line comporta l’assenza totale di una reale socializzazione e dunque da luogo ad una profonda solitudine e malinconia all’interno delle quali il gioco diventa l’unica modalità di confronto e di rapporto. Ciò induce ad attuare comportamenti patologici e compulsivi.
Il meccanismo è ancora una volta basato sul piacere, sulla soddisfazione ottenuta dalla vincita.
Le perdite non danno delusione bensì aumentano l’eccitazione della ricerca della vittoria, che ogni tanto è conquistata.
Le conseguenze non sono solo sul piano economico ma anche sociale; il soggetto arriverà a rinchiudersi nella realtà virtuale per recuperare il denaro perso e soprattutto per non dover affrontare le critiche, ed i confronti col le persone care.
Fanno parte del quadro clinico di queste persone tratti depressivi, dovuti ad un’attività frenetica seguita
dalla perdita di cospicue somme di denaro, accessi di nervosismo che è sfogato nei confronti
della famiglia, o di chi cerca di distrarli da queste attività.

LA CHAT DIPENDENZA E LE RELAZIONI IN RETE


Il fenomeno della comunicazione online è considerato un problema di dipendenza secondo due aspetti:
• la modalità di relazionarsi in rete e l’incapacità di allontanarsene;
• la rete come contaminazione di un’altra patologia, quale il problema relazionale.
Comunicare in chat comporta l’uso della fantasia sia nel presentarsi agli altri utenti, sia nell’immaginarli; inoltre gli individui si sentono liberi di dare un’immagine di sè diversa da quella effettiva, suscitando negli altri interesse e curiosità magari insperabili e impossibili nella vita reale di tutti i giorni.
Internet, dunque, dà l’opportunità di porci davanti al nostro ideale e quindi di sentirci finalmente capaci, adeguati alle situazioni. E’ chiaro che questo modo di percepirsi è distorto e fittizio.
A questi livelli di abuso la capacità relazionale si atrofizza a tal punto che il contatto con una persona reale potrebbe addirittura divenire fonte di ansia, e di conseguenza sarà evitato il più possibile.
Inoltre è stato dimostrato che queste persone non sono single oppure persone che abitano da sole, ma anzi sono individui che hanno una famiglia o vivono in coppia, e la maggior parte delle volte sono proprio i partner o uno dei familiari che minacciano di ricorrere ad una terapia per interrompere il circolo vizioso che la dipendenza comporta per quanto sia divenuto insostenibile.

L’INFORMATION OVERLOADING ADDICTION o dipendenza da lavoro


Information overloading significa sovraccarico di informazioni: è stato definito “l’inquinamento di Internet”, ovvero la massiccia quantità di informazioni inutili, scadenti ed antiquate che circolano in Rete.
Per Information Overloading Addiction s’intende la ricerca estenuante di notizie e informazioni, spesso anche inutili; ci si ritrova a passare tantissimo tempo online alla ricerca di informazioni che non soddisfano poi la nostra necessità di conoscenza. Frequenti sono i tentativi di ridurre o controllare questa quantità di tempo dedicata all’estenuante ricerca di notizie dal soggetto senza però trovare una via d’uscita.

IL CYBERSEX ADDICTION: SEX CHAT e CYBER PORN


I “Cyber-Porn Addict” sono coloro che hanno necessità di guardare immagini pornografiche per poter arrivare ad eccitarsi; è un atteggiamento attribuibile maggiormente agli uomini. I “ Cybersex addict” sono color che fanno uso di chat erotiche, dove si scambiano, con i propri partner virtuali, messaggi sessuali scritti o, a volte, accompagnati da foto delle proprie nudità o da riprese con la Webcam. E’ un comportamento attuato soprattutto dalle donne.Il CyberPorn Addiction, è caratterizzato dai seguenti segni clinici che danno luogo ad un quadro patologico definito:


1) Trascorrere molto tempo in Rete alla ricerca di materiale pornografico;
2) aspettative di eccitazione o gratificazione sessuale legate alle connessioni successive;
3) nascondere agli altri la fruizione in Rete di materiale pornografico;
4) vergogna e senso di colpa per il proprio comportamento in Rete;
5) ricerca attiva di materiale pornografico;
6) masturbazione compulsiva prolungata e controllata, con lo scopo di enfatizzare l’emozione della visione pornografica;7) eiaculazione finale (uomini) / orgasmo (donne) liberatoria, quale, spesso, unica possibilità
per riuscire ad interrompere la fruizione pornografica;
8) calo del desiderio sessuale verso la propria partner/il proprio partner;
9) possibilità di masturbazione solo attraverso la visione di materiale pornografico;
10) condizionamento a vivere la propria vita sessuale solo in termini “fisici”, l’aspetto affettivo tende a scomparire;
11) ripetuti tentativi fallimentari di controllare, limitare o sospendere la fruizione pornografica;
12) perpetuare la fruizione di materiale pornografico in Rete, nonostante evidenti conseguenze a livello familiare, sociale, lavorativo ed economico, ad essa derivate o accentuate.

Come si è potuto riscontrare nelle considerazioni riguardanti i singoli comportamenti patologici, l’utilizzo della rete e delle sue varie applicazioni è in grado di determinare un ampliamento ed un’errata percezione dei confini del Sé. Incorriamo, dunque, in una “frammentazione della percezione di sé corrispondente ad una molteplicità di relazioni incoerenti e fra loro sconnesse. Queste relazioni ci spingono in una miriade di direzioni, invitandoci ad interpretare una varietà di ruoli tale da far sfumare il concetto stesso di sé autentico, dotato di caratteristiche conoscibili ed esclusive proprie del soggetto. Il sé completamente saturato diventa così un non sé.
La mancanza della reale presenza fisica, l’inevitabile impossibilitazione ad accedere al linguaggio non verbale comporta una netta diminuzione delle informazioni fondamentali per una adeguata interazione tra due individui.
A causa di questa fluttuazione del sé si attivano nel soggetto fenomeni che sono alla base di
sensazioni d’onnipotenza legate all’uso di Internet e ai vissuti di depersonalizzazione che si ritrovano descritti nelle situazioni di grave intossicazione.

Un altro grave problema che emerge in queste contingenze patologiche è la distorsione del tempo percepito dall’individuo. La chat è assimilata alla comunicazione verbale per la sua caratteristica di INTERATTIVITA’; purtroppo quello che sfugge dal controllo è il fatto che il volume di informazioni che vengono trasmesse e ricevute è assolutamente minore rispetto al tempo impiegato per farlo. Ciò comporta una struttura del tempo amplificata all’interno della chat stessa, per cui pur senza volerlo restiamo in rete più del tempo dovuto.
Infine ci si trova dinanzi al problema spazio-temporale. Il soggetto rimane collegato per molte ore, talvolta per giorni, ad internet tanto da andare incontro ad un’inversione del ritmo sonno – veglia e a veri e propri stati deliranti in rapporto al costante utilizzo della rete. A questo livello il soggetto senza rendersene con comincia a fare rinunce importanti come limitarsi nelle uscite con gli amici o i famigliari; essere continuamente deconcentrato in ambito scolastico e lavorativo; non riuscire più a trovare spazio e tempo per attività ricreative, hobby o altri interessi.

E evidente come questo tipo di comportamenti possano essere fortemente lesivi della personalità di un soggetto nel momento in cui questi vengono assunti come modalità attraverso cui trarre soddisfazioni e gratificazioni all’interno della propria quotidianità.

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Giorgia Manilla

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