LA PSICOLOGIA DELLO SPORT

LA PSICOLOGIA DELLO SPORT

LA PSICOLOGIA DELLO SPORT

COS’E’ LA PSICOLOGIA DELLO SPORT???

La Psicologia dello Sport è lo studio dei fattori mentali e psicologici che influenzano e sono influenzati dalla partecipazione e dalla prestazione nello sport, nell’esercizio, nell’attività fisica e l’applicazione delle conoscenze acquisite attraverso questo studio che ogni giorno viene effettuato. La Psicologia dello Sport professionale è interessata a come la partecipazione allo sport, all’esercizio ed all’attività fisica possa accrescere lo sviluppo personale ed il benessere durante l’intero arco della vita.
Da dove arriva questa disciplina?

Che la mente possa influire significativamente su ogni attività umana e, quindi, anche su quella sportiva è stato chiaro fin dai primi Giochi Olimpici ateniesi. Molti sono i manoscritti giunti fino a noi (Omero, Euripide, Pindaro, Pausania, ecc.) che narrano come, fin da allora, il destino di una competizione sportiva non dipendesse esclusivamente dalla prestanza fisico-atletica, ma anche dall’astuzia, dalla strategia, dal coraggio e dallo stato d’animo, caratteristiche quest’ultime strettamente legate all’attività mentale dell’atleta.

Nonostante ciò solamente intorno al 1890 alcuni educatori hanno espresso le loro opinioni sugli aspetti psicologici dell’educazione fisica. Norman Triplett nel 1897 effettuò i primi studi sulla performance in situazioni di agonismo. Da quel momento in poi vi fu un’escalation di studi e ricerche che hanno portato all’organizzazione, nel 1965, del primo congresso mondiale di Psicologia Sportiva grazie al lavoro assiduo dello psichiatra italiano Ferruccio Antonelli.

Nello stesso anno sempre a Roma si fondò l‘International Society of Sport Psychology e nel 1970, sempre Ferruccio Antonelli, convinse un suo amico editore, Luigi Pozzi, a pubblicare l’International Journal of Sport Psychology.

Oggi nel Nord America è in aumento la tendenza ad orientare gli studi di psicologia sportiva verso il campo “psico-sociale” dello sport. Contrariamente, in Australia, Europa ed Asia viene posta maggior attenzione a studi sull’insegnamento e sul controllo del movimento. Per quanto riguarda le prospettive future, un approccio multidimensionale della psicologia dello sport sembra essere quello più accettato e con maggiori probabilità di successo.

PsicoSport

APPROCCIO MULTIDIMENSIONALE PROPOSTO DA Singer ,1996

 

SPORT COME EDUCAZIONE PERMANENTE ……. NON SOLO PER IL GIOVANE ATLETA

E’ chiaro che lo sport è parte integrante della vita di ogni individuo che lo pratica, giovani ma anche adulti. Tra le varie funzioni dello sport emergono: – educativa/diseducativa; – benessere/malessere psico – fisico.
I sociologi definiscono lo sport come: “FATTO SOCIALE TOTALE e come STRAORDINARIO SENSORE del MUTAMENTO SOCIALE”(N. PORRO, 2001). Pensare allo sport nei termini di questa definizione ci aiuta a comprendere come sia una metafora perfetta, se non un vero e proprio campo di allenamento, per imparare a vivere nella moralità della vita civile.
I valori che si esperiscono nel praticare sport sono svariati come la lealtà, la capacità di confrontarsi con sé stessi e con gli altri, il fair play, l’onestà, la socialità, la condivisione e ancora l’accrescimento dell’autostima, la cooperazione, problem solving, positiva percezione di sé, scoperta di risorse e attitudini prima sconosciute, sviluppo del senso di autoefficacia, rispetto per l’autorità dell’allenatore, capacità di confrontarsi con i coetanei, rispetto dei loro e dei propri pregi e difetti, autodisciplina, gestione efficace di istanze aggressive ….

Siete pronti ad essere allenatori della società del futuro? ad essere modelli esemplari? ad essere punti di riferimento e trampolini di lancio per le generazioni che verranno??? Siete pronti a mettervi in gioco per primi? Essere allenatori, nel ristretto contesto della società sportiva, implica anche questo…….!

NON SOLO ALLENATORE …. ma tramite e anello di congiunzione tra i giovani e la società. L’allenatore è anche colui che ha l’ardito compito di accompagnare nella crescita i “propri” atleti, inserirli nella comunità sociale, facilitarne l’assunzione di un ruolo di cittadinanza attiva. L’allenatore sarà, nel ristretto ambito sportivo, il modello “traduttore” adulto da cui l’adolescente apprenderà tutti i valori che lo sport ha intrinseci.

CHI ALLENA L’ALLENATORE??? Oltre alle gratificazioni che questo ruolo permette di conseguire come buone prestazioni, vittorie, ottimi risultati sia in campo che all’interno della squadra, l’allenatore può andare incontro a degli aspetti NON gratificanti che comportano:

– FATICA e FRUSTRAZIONE che emergono con risultati non positivi, difficoltà di gestione dei fallimenti e delle emozioni negative personali, dell’atleta, dei famigliari, della società sportiva. -DIFFICOLTA’ DI GESTIONE DELLE RELAZIONI CON I GENITORI degli ATLETI -DIFFICOLTA’ DI GESTIONI DEL GRUPPO SQUADRA, fenomeno di leadership negativa, emersione di dinamiche relazionali conflittuali ed aggressive tra gli stessi atleti e tra allenatore e giocatori. -DISAGIO CAUSATO DALL’OSTICITA’ DELLA SOCIETA’ SPORTIVA L’allenatore in queste situazioni può essere percepito e viversi come unico capro espiatorio ….

IL GRUPPO SQUADRA … LA VIA D’USCITA!

La peculiarità del gruppo squadra, entità diversa dalla somma dei componenti, è data dalla condivisione dell’entusiasmo per una vittoria o del rammarico per un fallimento. Non si è SOLI se ognuno rispetta l’altro, le regole che esistono all’interno della stessa ed i ruoli che vengono individuati per ciascun partecipante. Il gruppo squadra è fondamentale per esperire il senso di appartenenza, di cooperazione e di condivisione ma … il gruppo squadra ha anche la funzione di evidenziare la difficoltà di un singolo o di un sottogruppo ….

CONOSCERE E SAPER OSSERVARE LA PROPRIA SQUADRA SIGNIFICA AVARE LA POSSIBILITA’ DI RICONOSCERE PER TEMPO LE CONFLITTUALITA’ E LE SPACCATURE CHE POSSONO FORMARSI CON IL TEMPO. SQUADRA COME SPECCHIO DELLE RELAZIONI INTERNE ED ESTERNE AD ESSA.

La squadra è uno specifico tipo di gruppo che può essere definito come un insieme dinamico costituito da individui che si percepiscono più o meno interdipendenti per qualche aspetto. Le caratteristiche del gruppo-squadra sono: · a livello individuale: la complementarietà, l’esistenza di uno scopo significativo comune, la capacità di risolvere problemi e prendere delle decisioni; · a livello di gruppo: la visione comune, il compenso basato sui successi della squadra (non del singolo), la leadership solida e partecipativa.

La trasformazione di un collettivo di individui in squadra passa attraverso 5 stadi. Il tempo necessario al passaggio da uno stadio ad un altro è vario ed i diversi stadi non sono tappe obbligate, talvolta uno o più di essi possono essere saltati.
STADI DI CREAZIONE DI UNA SQUADRA

1. Forming: i membri familiarizzano, studiano forze e debolezze reciproche, verificano se sono parte del gruppo, identificano il loro ruolo, comparano l’attenzione che il coach dedica a ciascuno di loro. Il gruppo individua i compiti. Fattori rilevanti: la strategia di gioco deve coinvolgere tutti, importante ciò che accade al primo allenamento.

2. Storming: i membri attuano atteggiamenti di resistenza al leader, rifiutano il controllo da parte del gruppo, sono in conflitto con le richieste poste. Il gruppo comincia a fissare le prime regole di squadra. Fattori rilevanti: il coach deve attuare un tipo di comunicazione aperta affinché lo stress possa essere gestito adeguatamente per ridurre l’ostilità.

3. Norming: i membri sostituiscono l’ostilità con cooperazione e solidarietà, elaborano uno spiccato senso di umiltà, sono rivolti alla coesione, nutrono un profondo senso di rispetto verso i compagni, avvertono la stabilità dei reciproci ruoli. Il gruppo lavora per un obiettivo comune.  Fattori rilevanti: complimentarsi per gli sforzi, i miglioramenti e la qualità della performance.

4. Performing: i membri incanalano tutti gli sforzi per il successo del team, ricorrono al problem solving come processo di gruppo, si aiutano reciprocamente. Il gruppo è orientato alla performance. Fattori rilevanti: creare un clima di collaborazione, eliminare competizione ed aggressività verso i compagni.

5. Adjourning: i membri diminuiscono i contatti tra loro, si riduce il senso di dipendenza reciproco, avvertono di aver completato il loro compito, sono consapevoli che il compito del gruppo è finito.

L’insieme di persone diventa SQUADRA tramite le DINAMICHE DI GRUPPO, ossia INTERAZIONI e processi in cui due o più persone si influenzano a vicenda, diventando l’una per l’altra effetto e causa delle rispettive azioni.

Fenomeni e processi dinamici dei gruppi

  1. sala degli specchi:situazione in cui tutti fungono da controllo e schema di riferimento reciproco;
  2. socializzazione: il sorgere della relazione di gruppo mediante forme di comunicazione verbale e non verbale;
  3. teorizzazione: interpretazione razionalizzata con cui viene spiegato agli altri il proprio o il loro modo di reagire e comportarsi nel gruppo;

LA COESIONE GRUPPALE.

E’ un processo dinamico che riflette la tendenza a stare/lavorare insieme e a rimanere uniti per raggiungere gli obiettivi stabiliti.

I fattori che possono influenzare la coesione sono:

· ambientali: responsabilità e obblighi contrattuali singoli membri, pressione sociale, struttura e “cultura” dell’organizzazione, vicinanza fisica, dimensione del gruppo;

· personali: caratteristiche di personalità, background socio-culturale, motivazioni, grado di soddisfazione (compiti e riconoscimento nel gruppo), spirituali;

· leadership: stile di leadership (comportamento, stile comunicativo e decisionale del leader);

· squadra: il successo della squadra poiché vincere stimola la volontà di stare insieme.

Diversi tipi di coesione:

1. coesione difensiva: tipica dinamica di qualsiasi squadra sportiva che nasce dalla proiezione dell’aggressività interna all’esterno, su una squadra sentita come minacciante; questa dinamica difensiva porta la squadra ad assumere connotazioni caratterizzate da estrema suggestionabilità dei suoi membri, insicurezza, dipendenza dal leader carismatico, atteggiamenti magici, paure irrazionali di sabotaggio, ecc;

  1. coesione istituzionalizzata: il conflitto interno viene superato codificandolo attraverso un sistema di rigide norme. Le tensioni dei singoli vengono accettate e giustificate sulla base del diverso status che ciascuno compete nell’ambito della squadra. In tale dinamica, tipica delle organizzazioni societarie, le modalità del conflitto sono così controllate in quanto corrispondono al gioco delle parti in cui ognuno traveste la propria ostilità verso gli altri avvalendosi degli attributi derivatigli dal ruolo impersonato;
  2. coesione cooperativa: dinamica che risolve la minaccia disgregativa non attraverso la rimozione (o inibizione) della aggressività interna, né mediante la negazione o il disimpegno di fronte all’insuccesso, alla frustrazione ed allo stress, ma attraverso la presa di coscienza e l’analisi delle difficoltà. Tale tipo di coesione si sviluppa quando gli atleti subordinano gli obiettivi personali allo scopo del gruppo, all’accettazione della realtà, al desiderio di superare i problemi, all’impegno per cambiamenti comportamentali in funzione delle norme di gruppo. Tale dinamica ha il significato educativo di sviluppare la disponibilità degli atleti ad un continuo adattamento attraverso una relazione di tipo cooperativo.

Effetti della coesione cooperativa.

Gli effetti principali di questo tipo di coesione sono: · impegno; · stabilità; · resistenza agli eventi negativi; · prestazione; · risultato.

COME AUMENTARE LA COESIONE NELLA SQUADRA??

1. Il T-Group (training group): permette di apprendere e sperimentalmente, attraverso l’analisi delle esperienze individuali e di gruppo, la natura dei propri sentimenti, reazioni, percezioni e comportamenti.

2. Gruppi Autoeducativi: l’intera squadra, o sottogruppi,possono essere utilizzati per migliorare la cooperazione e la risoluzione dei problemi individuali e collettivi, di relazione o tecnici; (gruppi discussione, di consiglio, di orientamento)

Il sociodramma: riguarda problemi inerenti l’aspetto collettivo, mentre il rapporto privato del singolo resta nell’ombra. E’ il gruppo intero che dà vita ad una azione scenica collettiva che permette la comprensione, per proiezione, di problemi interni ed esterni al gruppo, con il superamento di tensioni, inibizioni, conflitti, nonché una maggiore integrazione tra i membri del gruppo ed una loro maggiore sicurezza verso l’ambiente esterno.

Il gioco del ruolo: E’ richiesto al soggetto di improvvisare un ruolo sociale di fronte ad un antagonista che ne gioca uno complementare. In questo tipo di drammatizzazione gli individui verificano (vivendola ed analizzandola) la frattura tra il voler essere e l’essere di fatto, fra la percezione immaginata della realtà e la situazione affettiva. Ciò attraverso una immedesimazione nei modi psicologici che sono alla base di atteggiamenti peculiari dei ruoli sociali.

I segni della coesione/unità del gruppo: -è percepita anche da chi viene a contatto solo sporadicamente col gruppo (tutti avvertono “qualcosa di particolare” nell’aria); – i membri dimostrano di avere le stesse convinzioni sul concetto di gruppo; – ogni membro è disposto a “sacrificare” qualcosa di personale per uno o più componenti del gruppo; – gli obiettivi sono condivisi da tutto il gruppo;

– la vera leadership è la coesione/unità stessa del gruppo; ad essa il leader fa continuo riferimento; – il gruppo sceglie all’unanimità nelle decisioni. – la coesione/unità non respinge, ma attrae; più persone sentono l’esigenza di avvicinarsi al gruppo per condividerne lo stile di comportamento;

la coesione/unità del gruppo è vincente; le squadre che la possiedono arrivano molto lontano; – la coesione/unità del gruppo è per sempre; anche quando l’esperienza di gruppo finisce, ogni membro capisce di aver scolpito ogni attimo di essa “nella memoria” e che, intimamente, una piccola parte di quella esperienza è ancora viva dentro di sé. Nasce l’esigenza di “portala” altrove ….

 

 

 

 

 

[1] Association for the advancement of applied sport psychology (AAASP), 1985

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Giorgia Manilla

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