IO COME TE, SEPPUR DIVERSI. L’ OMOSESSUALITA’

IO COME TE, SEPPUR DIVERSI. L’ OMOSESSUALITA’

IO COME TE, SEPPUR DIVERSI. L’ OMOSESSUALITA’

L’omosessualità è una variante del comportamento umano che si connota con il desiderio di amare, desiderare e auto-identificarsi con persone del proprio sesso, non quindi esclusivamente e semplicisticamente da definirsi con atti sessuali. È molto importante dire che l’omosessualità è una condizione esistenziale delle persone con contenuti psicologici di affettività, progettualità, relazione ed anche di sessualità.

Non è possibile trovare una causa unica a questo modo di essere, come in passato si è cercato di fare, ma è possibile dire che l’orientamento sessuale è l’esito di complesse interazioni biologiche, psicologiche e sociali ed il peso di questi singoli fattori cambia da individuo ad individuo; se per alcuni omosessuali i fattori famigliari esperienziali sono stati importanti nel generare il proprio orientamento sessuale, per altri lo sono stati maggiormente i fattori famigliari di ordine genetico.

Oggi, per fortuna, gli studi non si soffermano più sulla ricerca della causa dell’omosessualità, bensì si focalizzano su quanto il contesto famiglia in primis ( e successivamente quello sociale) possano essere origine di fattori di rischio o protettivi rispetto alla crescita e allo sviluppo psicosociale del giovane omosessuale.

Vorrei riflettere su questo argomento partendo dell’età adolescenziale, che è il periodo più critico della vita di un soggetto, ma anche il periodo più pieno di sperimentazioni ed esplorazioni. E’ questo il momento in cui ambiguità ed incertezza la fanno da padroni, per quanto riguarda lo sviluppo del sé e dell’identità sessuale. Le relazioni con i pari dell’altro o dello stesso sesso assolvono ad una funzione ludico ed auto- conoscitiva. Alcuni ragazzi infatti possono intraprendere esperienze omosessuali occasionali o avvertire desideri e fantasie omoerotiche e successivamente, nell’età adulta, riconoscersi come persone eterosessuali. In altri casi queste primarie esperienze conoscitive di sé sono il primo passo verso un processo di consapevolezza di sé come persone omosessuali.

Quando un giovane si rende conto della sua omosessualità da il via ad un percorso molto difficile e spesso doloroso di accettazione di sé e di integrazione della propria sessualità all’interno di un contesto che non ancora prevede e consente un’adeguata apertura a questi tipi di diversità; e di ciò l’adolescente ne è ben consapevole.

Il centro della sua vita diventa a questo punto la decisione di “dover comunicare” questo suo aspetto personale alle persone più care: amici, fratelli e GENITORI. E’ questo un passo imprescindibile, che prima o poi si dovrà affrontare, affinché egli possa continuare il suo percorso evolutivo di riconoscimento e confronto sociale.

“Svelarsi” diventa il crocevia di un profondo ed interno processo decisionale che il giovane attiva ogni qual volta le contingenze relazionali ed interattive lo richiedano. Naturalmente questo lavoro interiore è un concentrato di domande a cui non si riesce a rispondere se non quando la decisione di fare outing viene elaborata e fatta propria. In tal senso non si può sminuire il fatto che svelare il proprio orientamento sessuale è il risultato di un bilancio che valuta costi e benefici, vantaggi e svantaggi, dell’outing: se da una parte il giovane trova le possibili reazioni negativa degli altri “cari” dall’altra parte troverebbe il dover vivere nell’ombra, il doversi nascondere anche in casa, e la creazione di un falso sé.

Fare outing per il ragazzo diventa molto complesso, dopo essere riuscito a coinvolgere qualche amico intimo in questo suo segreto pesante, riuscire ad affrontare la famiglia con tutti i significati, valori, legami e lealtà che questa possiede ..e che il giovane conosce bene. Questo è il momento in assoluto più difficile poiché il giovane dovrà fare i conti con le proprie fantasie catastrofiste e le immaginazioni drammatiche inerenti le reazioni papabili attribuite alla sua famiglia. Gli adolescenti che vivono questa fase, infatti, conoscono approfonditamente quali sono le posizioni dei singoli membri della propria famiglia rispetto ad argomenti come quello dell’omosessualità, hanno dunque idea della reazioni attese.

E’ molto raro che un giovane adulto, ancora insicuro ed incerto, possa decidere spontaneamente di rivelarsi ai proprio genitori, ma non è escluso che questo possa accadere soprattutto se il ragazzo vive una relazione di coppia stabile, che lo alleggerisce di questo grave segreto.

La maggior parte delle volte, invece, il giovane per timore che i genitori possano venire a conoscenza della propria omosessualità agiscono delle modalità comportamentali anticipatorie che li cautelano dall’eventuale probabilità. In questi casi i giovani decidono di allontanarsi da casa, “migrare” con la scusa dei terminare i propri studi fuori casa o diversamente alzano un muro comunicativo con i loro genitori tanto importante da non parlare più con loro di alcun argomento che possa, anche per sbaglio, ricondurre al tema della sessualità. Evidentemente il timore di tradire le aspettative genitoriali, di procurare dolore, vergogna e sensi di colpa nei genitori portano questi giovani a proteggerli a tal punto da ridurre lo spazio di condivisione e di intimità che potrebbero avere con loro.

Purtroppo è in questa situazione, molto pericolosa poiché il ragazzo si isola ulteriormente, che l’adolescente si fa carico del “peso” delle reazioni e sofferenze della propria famiglia, oltre a quello già gravoso che deve fronteggiare con sé stesso e la società rispetto all’accettazione ed al riconoscimento. Questi momenti di profonda solitudine non permettono al giovane, soprattutto se non attorniato da un proprio gruppo di coetanei sui quali poter contare, che sopraggiungono idee autolesive e suicidarie.

Da parte della famiglia del giovane omosessuale, la scoperta di questa realtà rappresenta nella maggior parte dei casi un evento problematico e traumatico che tocca l’omeostasi del sistema, soprattutto se questo si attiene ai significati attribuiti socialmente all’omosessualità. Quest’ultima è percepita come una condizione molto lontana dalla realtà della propria vita e di quella dei figli, dunque l’attribuzione di questa condizione ad uno di essi risulta inaspettata, così come la rivelazione da parte del figlio.

Le reazioni genitoriali a questa delicata rivelazione sono molteplici. Ciò che più frequentemente accade è che i genitori sviluppano una reazione di shock iniziale che lentamente si trasforma in rabbia verso il figlio percepito come il responsabile del dolore, del senso di tradimento, di disillusione, della frustrazione subita. Essi vivranno, così, uno stato di sorpresa e di totale confusione, che potrebbe essere quasi assimilato ad un lutto. Proprio come avviene per un evento luttuoso, successivamente a queste prime fasi particolarmente impulsive arriva la cosiddetta “ fase di latenza”, quel tempo che il nucleo famigliare si concede per trovare risorse ed attuare strategie per affrontare la situazione.

Arrivati a questo punto i genitori possono percorrere diverse strade. Una che va verso la “patologizzazione” del figlio dichiaratosi omosessuale, che li porterà a trattarlo come un malato da curare e quindi a cercare tutte le possibili modalità attraverso cui “far guarire” il figlio. A questo livello è evidente come il sistema famigliare cerchi di allontanare questa realtà, negandola, poiché incapace di accettare le diversità che comporta a livello di aspettative, di valori e di significati; di fatto allontanando e negando il sé del proprio figlio.

La seconda strada che il sistema può intraprendere è quella di mostrarsi totalmente assenti da sorprese, sottolineando il fatto che lo hanno sempre saputo ed aspettavano che gli venisse detto, sottolineando anche un certo risentimento e senso di tradimento per non essere stati coinvolti prima in questo vicenda dal figlio. Anche in questo caso è chiaro che la famiglia cerca di mantenere una parvenza di controllo, evitando i normali sensi di sorpresa e confusione per proteggersi e proteggere il figlio omosessuale da qualsiasi percezione di sofferenza, delusione dovuta a tale rivelazione. Sarà importante capire come si evolverà questa circostanza nel tempo e trai vari membri del sistema che potranno confrontarsi con la realtà dell’omosessualità del figlio o meno, dando evidentemente degli esiti molto differenti.

Un altro modo ancora in cui il nucleo famigliare può reagire è dato dall’accogliere la novità con una apertura tale da potersi permettere di mostrare le emozioni provocate, senza il timore che queste non possano essere gestite, comprese e contenute da tutti i membri della famiglia appunto. Si avrà la possibilità così di avvicinarsi ad una realtà nuova, spesso sconosciuta e socialmente inaccettata, che permetterà al figlio omosessuale di maturare e divenire un adulto equilibrato ed adeguato al contesto sociale, ma soprattutto darà la possibilità ai genitori di riscoprirsi “nuovamente” tali. I genitori vivranno un riassesto della loro figura che, se al momento della rivelazione aveva perso qualsiasi funzione significativa rispetto al figlio, ora si riconoscono comunque la grande importanza che rappresenta il loro ruolo nella vita di quest’ultimo.

E’ in questi passaggi molto precari che lentamente si perde di vista l’etichetta omosessuale, che purtroppo ancora oggi viene data alle persone che si scoprono tali, e si riscopre il giovane, il figlio, come lo si è sempre conosciuto.

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Giorgia Manilla

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